Partorire naturalmente
Cosa intendiamo per “parto naturale”?
E’ un parto che, dal suo inizio e fino alla sua conclusione, si espleta in modo del tutto spontaneo; ciò significa senza l’utilizzo di farmaci, interventi ostetrici manuali o strumentali.
Questo può discostarsi molto rispetto a quello che in molti ospedali viene chiamato “parto spontaneo”, il quale a volte può avere molto poco di naturale…In condizioni di fisiologia è fondamentale rispettare la naturalità dell’evento, sia per una valenza etica, sia per prevenire situazioni patologiche.
Così anche nell’ambito della patologia è comunque importante evitare tutti gli interventi non necessari.
Che cosa invece abbiamo il diritto di ottenere?
• Di essere informati sul nostro stato di salute e sugli eventuali interventi ostetrici proposti (rischi e benefici, loro appropriatezza), essere così in condizione di poter scegliere responsabilmente ( ad es. rifiutare procedure dettate dalla routine e non dal nostro bisogno di salute);
• Di essere rispettati nel nostro bisogno d’intimità e di non essere disturbati durante il travaglio: l’ambiente, il numero di persone coinvolte, il loro comportamento, la nostra libertà di movimento e di fare ciò che ci dice l’istinto.
• Nei limiti del luogo e del personale che ci assiste, dovremmo avere a nostra disposizione la persona che desideriamo ci accompagni in questa esperienza, i metodi naturali per la gestione del dolore e il tempo e la pazienza degli operatori.
Nonostante a volte sia necessario delegare agli operatori alcune decisioni, se scegliamo chi ci assiste in questo percorso anche sulla base di valori comuni, è probabile che queste vengano prese in sintonia con il nostro volere.
Resta quindi a noi la responsabilità di informarci in tempo utile per poter scegliere consapevolmente: non tutti i luoghi possono rispondere ai nostri bisogni, e i diversi operatori possono avere una concezione del parto più medicalizzata o più naturale. E’ allora importante già dall’inizio cominciare a costruire un rapporto di fiducia reciproca con chi ci accompagnerà verso il miracolo della vita.
A quali procedure non dobbiamo essere sottoposti di routine?
• La tricotomia (rasatura dei peli nella zona perineale) e il clistere evacuativo;
• L’induzione e/o accelerazione del travaglio (con farmaci e/o a mnioressi);
• La posizione litotomica durante travaglio e parto;
• Il monitoraggio cardiotocografico continuo;
• La visita ostetrica ogni ora durante il travaglio (soprattutto a membrane rotte);
• Il digiuno in travaglio;
• L’utilizzo di farmaci analgesici;
• La dilatazione manuale del collo dell’utero;
• La manovra di Kristeller (peraltro vietata!);
• La spinta espulsiva a “comando”;
• L’episiotomia;
• Il clampaggio precoce del cordone ombelicale;
• L’allontanamento del neonato dalla madre per procedure non urgenti;
• L’utilizzo di utero-tonici per prevenire l’emorragia post-partum;
• Il management attivo del secondamento (farmaci , trazione controllata sul funicolo, spremitura dell’utero);
• Il taglio cesareo programmato a causa di un pregresso taglio cesareo
Numerosi studi provano che queste procedure non vanno utilizzate di prassi perché inutili, molte addirittura dannose per la salute
Qui di seguito le indicazioni sull’assistenza perinatale definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e che avvallano ciò che è stato detto fin ora.
1) l’intervento medico e l’uso della tecnologia devono essere appropriati, bisogna ridurre il ricorso a tecnologie
sofisticate se sono sufficienti procedure semplici;
2) l’assistenza deve essere basata sull’evidenza;
3) deve essere olistica, incorporando i bisogni intellettuali, emozionali, spirituali, sociali e culturali
delle donne, e non occuparsi solo degli aspetti biologici;
4) deve essere centrata sulla famiglia e sui bisogni di tutti i suoi membri;
5) deve coinvolgere la donna nelle decisioni;
6) deve rispettare la dignità e l’intimità delle donne.
Per approfondire: Maternità sicura - Guida OMS 96
Letture consigliate: Parto naturale – tuttosteopatia.it
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